Il “danno” ormai è fatto, il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi ha approvato il decreto legislativo a favore di quella che viene definita dai più “una nuova tassa” su pc, cellulari e memorie di massa di vario genere.
I consumatori e i produttori del settore IT sono naturalmente contrari al provvedimento che farà inevitabilmente aumentare i prezzi dei prodotti in questione e, presumibilmente, diminuire i consumi a discapito dell’innovazione tecnologica.
Le istituzioni lo chiamano invece “equo compenso” da quando è stato istituito il decreto legislativo numero 68/2003 che, in base alle disposizioni europee, voleva tutelare i detentori dei diritti d’autore a cui spetterebbe un riconoscimento economico anche nel caso di “duplicazione” delle proprie opere.
Il decreto del 2003 prevedeva l’applicazione dell’equo compenso solo per i supporti ottici come cd e dvd mentre l’aggiornamento dello stesso è finalizzato ad allargare la tassa verso qualsiasi apparecchio sia in grado di memorizzare dati (hard disk esterni, chiavette usb, decoder, console, computer ecc.).
Sandro Bondi cerca ora di stemperare le polemiche sostenendo che non si tratta di una tassa ma di un compenso dovuto per legge, che finirà nelle tasche di artisti, interpreti, autori ed editori, come già accade in altri paesi europei come Francia, Germania e Spagna “in misura ben più alta di quanto lo abbiamo fatto noi”.
Secondo la Siae l'equo compenso andrebbe addirittura ad avvantaggiare i consumatori consentendo loro di fruire di opere protette duplicate “a costi estremamente più bassi rispetto a quelli dell'originale".
Gli “equi compensi” verranno applicati con importi che varieranno a seconda della capacità di memorizzazione degli apparecchi stessi. Di seguito alcuni esempi per far comprendere meglio la questione:
-una tassa di circa 30 euro per un pc con hard disk da 250 Gb
-10 euro per un lettore mp3 con memoria da 15Gb
-3 euro per una chiavetta usb da 10Gb
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