Il governo cinese continua a mostrare la sua determinazione nel tenereinternet sotto controllo e continuano a rimanere inascoltate le proteste di molte autorità e imprese occidentali.
Il problema principale è che la Cina conta oltre 300 milioni di utenti internet, più degli Stati Uniti, e le società occidentali non vogliono perdere una fetta di un mercato che presenta ancora forti margini di crescita. Per non perderla devono necessariamente sottostare ai dettami del governo.
Anche Google si è sempre dovuto adeguare alle richieste del governo cinese. Proprio in questi giorni, all'improvviso e per un periodo di tempo piuttosto lungo, Google ealtri servizi sono diventati irraggiungibili per i cittadini cinesi.
Il “black out” è avvenuto proprio in concomitanza con le lamentele del ministro degli Esteri cinese che continua ad accusare il maggior motore di ricerca di diffondere contenuti volgari, in aperta violazione della legge.
Google si è incontrata molte volte con rappresentati del governo cinese per affrontare la questione ma forse le misure prese sono sembrate insufficienti. Fatto sta che, avendo la Cina già minacciato Googledi sospensione se non ottempererà alle richieste, il recente blocco sembra proprio un modo di fare pressione.
Come se non bastasse è in arrivo in Cina un software che verrà installato obbligatoriamente su ogni pc e che impedirà l'accesso degli utenti a quei siti considerati "pericolosi".
Il programma si chiama “Green Dam Youth Escort” e si basa su una blacklist continuamente aggiornata da remoto che contiene gli indirizzi di siti a carattere pornografico ritenuti dannosi per i più giovani. Gli intenti del governo cinese, tuttavia, sono ben diversi:si pensa che verrà usato anche per bloccare i siti che contestano il governo e i siti a carattere politico in generale.
Dal primo luglio il software sarà installato su tutti i computer venduti nel Paese. Anche le autorità giapponesi, la cui industria informatica è fra le più solide al mondo, hanno palesato i loro dubbi sul Green Dam.
La società che lo ha realizzato per conto del governo cinese ha fatto sapere che i suoi server sono stati colpiti da unattacco hacker e che la società ha ricevuto migliaia di telefonate di protesta da parte di utenti cinesi indignati. Il general manager, Bryan Zhang, avrebbe ricevuto persino minacce di morte.
Tutti sanno che la Cina è il Paese che possiede uno dei sistemi di monitoraggio delle comunicazioni tra i più sofisticati al mondo, ma a quanto pare per chi ama la censura non è mai abbastanza.
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