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Le aziende contro Facebook

                    Le aziende contro Facebook


Facebook
, il social network arrivato in Italia la scorsa primavera, ha riscosso nel nostro paese un enorme successo. Al punto che gli accessi avvengono anche dal posto di lavoro.

Sono 4700 i dipendenti che si sono “autodenunciati” iscrivendosi su Facebook al gruppo di coloro che usano sfacciatamente il sito social durante le ore lavorative. Molti meno, stando alle lamentele delle aziende, di quelli reali.

In effetti se Poste Italiane è arrivata a negare l’accesso al sito per i suoi dipendenti, significa che il problema ha proporzioni molto superiori.

Anche presso gli uffici di Regione Lombardia e Veneto si prevede che verranno presi gli stessi provvedimenti e, presso il Comune di Napoli, hanno già razionato l’uso di Facebook con un’iniziativa alquanto bizzarra: consentita un'ora di navigazione al giorno, suddivisa in frazioni di 10 minuti l'una.

Le aziende italiane quindi, e soprattutto quelle pubbliche, dopo essersi accorte del fenomeno hanno cominciato ad aumentare i filtri al sito. La tesi è che Facebook distragga dal lavoro, meglio quindi oscurarlo.

I filtri in azienda non sono certo una novità: spesso vengono bloccate le applicazioni P2P, i programmi di Instant Messaging e l'accesso a siti con contenuto pornografico o quelli che ospitano i giochi d'azzardo.

Cosa succede all’estero? A quanto pare i due terzi delle aziende britanniche bloccano l'accesso ai diversi siti di social networking. Secondo un'inchiesta realizzata da un'azienda che si occupa di sicurezza informatica (Barracuda), la metà delle aziende americane blocca questi siti. In realtà per Facebook il dato non va oltre il 26%. 

Il caso più interessante è quello dell’Australia dove, secondo uno studio condotto da una famosa compagnia di indagini, “i datori di lavoro che decidono di bloccare l’accesso a MySpace e Facebook rischiano di perdere staff molto validi”.

Lo studio nazionale ha preso in considerazione le dichiarazioni di circa 700 lavoratori che hanno per la maggior parte difeso la libertà di navigare su Internet e di intrattenersi, di tanto in tanto, durante il lavoro.

I lavoratori australiani sono giustamente convinti che sia importante consentire una pausa durante la giornata e sono molti i datori di lavoro che hanno deciso di non limitare l’utilizzo del web perché preoccupati di possibili danni alla produttività.


Alessandro De Tommaso



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